Il problema delle colonie marine, spesso edifici diroccati ostaggio del degrado, é comune a gran parte dei comuni del litorale romagnolo. Da Ravenna a Rimini, infatti, ci si interroga ormai da decenni sul futuro di questi giganti di mattone sulla cui destinazione d’uso – tranne rare eccezioni – si fatica a trovare una convergenza. Per questa ragione, nei giorni scorsi, da Rimini si é levato l’appello di cinque sindaci della riviera romagnola che chiedono alla Regione Emilia Romagna “un Piano generale per le colonie”.

Tempistiche e finanziamenti risentono, infatti, di un iter e di aspetti normativi che frenano il loro recupero. Per questo si chiede “un adeguamento delle norme regionali” al fine di salvaguardare le decine e decine di colonie marine in stato di declino: un patrimonio che nelle località delle province di Rimini, Forlì-Cesena e Ravenna conta circa 250 edifici, di cui i due terzi sono inutilizzati o abbandonati.
Alla commissione regionale territorio e ambiente, che ha visto la presenza dei presidenti delle province, degli amministratori e dei tecnici delle località coinvolte, ha preso parte anche il sindaco di Cesenatico Matteo Gozzoli: “Solo sul nostro territorio comunale – ha spiegato il nostro primo cittadino – abbiamo 500mila metri cubi di volumi di edifici, di cui 471 a ponente e circa 72 mc a levante. Capiamo da questo numero quanto sia importante il tipo di normative che in futuro andremo a sviluppare”.

A farsi primo portatore dell’istanza il sindaco di Rimini Jamil Sadegholvaad, che ha fissato in tre passaggi l’iter cui i Comuni vogliono dare seguito: prima procedure rapide per gli espropri, poi le demolizioni e infine gli interventi di riqualificazione. Il timore dei primi cittadini è di incagliarsi in una secca burocratica su cui pende anche la spada di Damocle della chiusura anticipata della legislatura regionale.