“Anche questa è fatta” avranno commentato Fabio, Lino, Amerigo, Giancarlo e gli altri ragazzi dopo aver portato in secca la battana del Museo della Marineria. I 26 quintali di legno e cime sono stati sollevati grazie alla gru dei Facchini di Cesena che ha guidato le operazioni mentre la battana veniva ripulita per poi essere adagiata e trasportata nel cortile del Museo.
L’operazione ha impiegato gli esperti per un’ora e mezza circa e non ha avuto intoppi. Una volta osservata da vicino, anche nelle parti emerse, era impossibile nascondere il bisogno di un restauro. Il timone, che funge anche da deriva in queste imbarcazioni, stava per cedere.
L’esperienza dei ragazzi che controllano, sistemano e curano le imbarcazioni storiche del Museo ha permesso di evitare il peggio.

Una volta sistemata la battana, hanno portato a terra i due alberi del trabaccolo che è in pole position nella sezione galleggiante. Anche questi saranno restaurati, ma saranno riposizionati prima dell’estate. Condizione diversa per la battana che trascorrerà il periodo estivo al chiuso. Presente alle operazioni anche il direttore del Museo della Marineria Davide Gnola.

La battana del Museo è stata costruita nel 1963 a Bellaria; il suo nome era Vienna. È lunga 9,46mt e larga 2,80 mt. Queste imbarcazioni dal fondo piatto erano costruite con fasciame dritto e non curvo. Erano quindi più facile da realizzare rispetto ad altre come il topo, fresco di restauro. Venivano utilizzate per la pesca costiera, quindi non in alto mare, e montavano le vele al terzo recanti il simbolo della famiglia di pescatori. Una sedia, un’ape, una bicicletta dipinte sulle vele permettevano di essere individuati e riconosciuti da lontano. Come ad esempio da Piazza Spose dei Marinai dove una statua rende omaggio alle mogli dei pescatori che, nelle giornate di bufera, attendevano con ansia il capofamiglia da quel punto di avvistamento.