Vigilia della Giornata Internazionale della donna che nell’accezione comune è spesso declinata in “Festa della donna”: si tratta piuttosto di una riflessione in ordine all’importanza della lotta per i diritti delle donne.
Nella specie, per la loro emancipazione, ricordando le conquiste sociali, economiche, politiche e volgendo l’attenzione su questioni come l’ uguaglianza di genere, i diritti riproduttivi, le discriminazioni e le violenze contro le donne.
A supporto, alcuni indicatori statici a fotografare la situazione nella nostra Regione.
Secondo i dati Istat aggiornati al terzo trimestre 2024, il tasso di occupazione femminile in Emilia-Romagna è del 63%, quasi dieci punti in più del dato nazionale (53,6%), ma ancora inferiore a quello maschile del 78,1% (71,5% in Italia).
Una differenza che si riduce mano a mano che aumenta il titolo di studio: il tasso di occupazione maschile e femminile è infatti dell’88,2% e dell’83,4% tra chi è in possesso di una laurea o di un titolo di studio post laurea (dati Istat 2023). Mentre il gap uomini/donne è massimo tra chi non ha un titolo di studio o arriva alla licenza media: rispettivamente 63% e 43,4%.
Per quanto riguarda il livello e il tipo di istruzione, i dati del Ministero dell’Istruzione riferiti all’anno scolastico 2022/23 confermano la prevalenza delle donne nei licei considerati nel loro complesso: il 63%. Percentuale che scende al 44,9% in quelli scientifici. Anche nelle scelte universitarie si conferma il gap di genere tra materie umanistiche e scientifico/tecniche: considerando l’anno accademico 2023/24 la percentuale di donne iscritte a un corso universitario è del 57,4%. Dato che sale però all’82,5% nel gruppo disciplinare Linguistico e al 90,6% in quello ‘Educazione e formazione’. Mentre scende al 17,5% nel gruppo “Informatica e tecnologie ICT”.
Da ultimo i giovani Neet: in Emilia-Romagna non studiano, né lavorano il 14,1% delle ragazze contro l’8,1% dei ragazzi. In Italia, il 17,8% e il 14,4% rispettivamente.

“L’otto marzo rimane una giornata di lotta, come lo è stata per generazioni e generazioni di donne, che hanno rivendicato diritti e libertà: hanno ottenuto conquiste sociali molto importanti, ma che ancora oggi sono ben lontane dal poter essere definite paritarie, in Italia e anche in Emilia-Romagna, che è comunque una regione che ha fatto sempre della difesa e della battaglia di parità uno dei suoi elementi cardine chiave”, le parole del Presidente Michele De Pascale.
“Oggi le donne sono mediamente più istruite degli uomini e hanno percentuali di iscrizione ai corsi di laurea più elevate, ma c’è ancora una grandissima differenza e carenza per tutto quello che riguarda le lauree e i corsi di studio scientifici, che rimangono ancora, purtroppo, una prerogativa principalmente maschile- incalza de Pascale-: e questo si tramuta in una minore opportunità sul lavoro e in un minore talento presente in quei settori nella nostra società”. Così come, rappresenta il presidente della Regione, “le donne, anche quelle emiliano-romagnole continuano a essere pagate mediamente meno rispetto agli uomini che hanno pari qualifica e faticano maggiormente ad affermare il loro ruolo nella società”.
Una realtà, insomma, di fronte alla quale non è possibile voltarsi dall’altra parte: “E’ una verità brutale, dura, che riguarda la nostra società e sulla quale tutti ogni giorno dobbiamo essere impegnati- dice ancora de Pascale-. Anche i fenomeni più odiosi e devastanti, come la violenza di genere, alla fine affondano le loro radici profonde in una società patriarcale, in una società che non porta avanti un principio di uguaglianza e di parità vero e reale”. Dunque, chiude il presidente della Regione, “dal linguaggio all’economia, dall’organizzazione della vita familiare alla cultura: ogni ambito può dare un contributo determinante a far sì che finalmente l’8 marzo possa essere festeggiato. Perché oggi festeggiare l’8 marzo ha dentro anche una dimensione di ipocrisia, se è vero che tanta strada è stata fatta, ma tanta strada ancora dobbiamo fare”.