Bolkestein e caos concessioni. Quella che potrebbe verificarsi è una rivoluzione che non investe solo gli stabilimenti balneari e ristoranti che sono sulla spiaggia. A bando infatti andranno anche le attività commerciali che sono su alcune fette delle banchine del porto, quindi sul demanio. A quanto pare andranno all’asta le concessioni delle attività che vanno dallo Sloppy, compreso, al Gambero Rosso. Ad oggi, la stagione si potrebbe aprire con questo enorme interrogativo sull’attività che sa di spada di Damocle. Perché un gestore/imprenditore dovrebbe investire in un’attività se poi tra un anno o poco più dovrà abbandonarla?
Sono circa 200 le concessioni che entro giugno 2027 andranno a bando e riguardano stabilimenti balneari, ristoranti, altre attività sulla spiaggia come la Congrega Velisti. Dalla conta sono esclusi i cantieri navali che utilizzano la concessione non per scopo turistico. Anche i capanni da pesca non rientrano nell’elenco.

Secondo l’ultimo botta e risposta Roma-Bruxelles pare che l’Europa inizi a stringere su una questione che si trascina dal 2006, anno della direttiva Bolkestein.
Entro giugno 2027 i comuni dovranno pubblicare il bando delle concessioni demaniali sul proprio territorio. Per chi avesse scelto di aspettare l’ultimo momento va detto che, per l’estate del 2027 i vecchi gestori continueranno a usufruire della “propria” fetta di litorale fino a settembre 2027 quando perderanno ogni diritto sulla concessione.
Al momento i comuni sono in attesa che il ministero, diretto da Matteo Salvini, dia gli indirizzi definitivi per il calcolo degli indennizzi dei proprietari “uscenti” e che renda chiari alcuni criteri di assegnazione. Il ministro ha detto che saranno resi noti entro il 31 marzo. Attenzione, gli indennizzi non sono a carico dello stato, ma dei nuovi entranti.
Qui interviene ancora la Ue che ha messo un limite agli indennizzi per evitare che le aste vadano deserte. Potranno essere indennizzati solo gli investimenti fatti dagli imprenditori negli ultimi cinque anni e che non hanno ancora concluso il periodo di ammortamento.

In una delle sue ultime dichiarazioni, il ministro Salvini ha ribadito che “l’Italia è un paese sovrano”. Vero, ma fino a un certo punto. Aderendo all’Ue, l’Italia si impegna a recepire le direttive discusse in Europa. Non può far finta che non esistano o contravvenirle. Anche se, come spesso accade, il percorso tra quanto scelto per un continente è molto tortuoso e spesso illogico una volta calato nella realtà locale.
Se una direttiva non viene recepita nei tempi imposti si apre il contenzioso; tradotto: l’Ue multa, l’Italia deve pagare. Dove prende i soldi il Governo? Spesso dalle tasse. Come riportato dal post.it dal 2012 a oggi, l’Italia ha dovuto pagare all’Unione Europea (non per questioni legate ai balneari, ndr) poco più di un miliardo di euro di sanzioni.