Giovedì 20 marzo alle ore 20,45 al Circolo Arci di Borella in via Cesenatico 222 si svolgerà l’ultimo dei tre incontri dedicati a temi sociali e politici, a conclusione della rassegna 2024-2025.
La serata in collaborazione con Cooperativa Casa del Popolo, patrocinata dal Comune di Cesenatico, e ad ingresso gratuito, è intitolata: “La guerra si ferma costruendo la pace” con relatore il Dott. Raffaele Barbiero del Centro per la Pace di Forlì.
“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”, recita l’Articolo 11 della Costituzione italiana;
“La guerra è aliena alla ragione”, è scritto nell’enciclica “Pacem in Terris” di Papa Giovanni XXIII.
Nonostante questo, a ottant’anni dalla fine della Seconda guerra mondiale e dalla costituzione delle Nazioni Unite – nate per liberare i popoli dal “flagello della guerra” la guerra è tornata ad essere uno strumento di regolazione dei conflitti, mettendo a rischio la sopravvivenza dell’umanità e del pianeta. Ha preso corpo l’idea che l’ordine mondiale debba essere basato sullo scontro tra blocchi e non sulla collaborazione e la giustizia tra i popoli.
Le Nazioni Unite, come espressione di tutti i popoli del pianeta, sono umiliate e il diritto internazionale sostituito dalla forza della potenza militare, preludio della guerra globale: nella barbara “logica del più forte”, nessuno è disposto a perdere, ma nessuno ne uscirà davvero vincitore.
La guerra – mentre stritola vite umane, distrugge l’ambiente e uccide il futuro – non solo, con la minaccia degli ordigni atomici, mette in pericolo l’intera umanità, ma inceppa già i processi democratici quanto più il bellicismo dei governi ignora, ovunque, il sentimento di pace delle opinioni pubbliche. E’ quanto sottolinea, tra gli altri, anche il cardinale Matteo Zuppi in una recente intervista: “La guerra rende urgente un sistema politico che eviti scelte delle élite disancorate dalla volontà popolare: bisogna che le classi dirigenti ascoltino i loro popoli”.
Le guerre nel mondo in corso in questo momento (dicembre 2024) sono ben 56 il più alto mai registrato dalla Seconda guerra mondiale, come riportato da recenti studi del Global Peace Index 2024, uno degli indicatori più autorevoli, e i conflitti russo-ucraino e quello arabo-israeliano (estensione della guerra scoppiata a Gaza dopo l’attacco del 7 ottobre) sono certamente i due conflitti che godono di maggiore copertura mediatica.
Dall’Afghanistan, alla Libia, al Myanmar, alla Nigeria, sono molte le popolazioni del mondo per cui il conflitto è la tragica normalità. Bisogna fermare l’escalation militare. Le armi non portano la pace, ma solo nuove sofferenze per la popolazione.
Purtroppo, invece, dobbiamo constatare amaramente che ad oggi hanno vinto le armi.
“La crescita della spesa in armamenti ha toccato il record di 2.443 miliardi di dollari. Otto volte di più di quanto stanziato dalla conferenza delle parti (“conference of the parties”) della convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici per contrastare il cambiamento climatico, esigenza vitale per l’Umanità. Una sconfortante sproporzione.” Così il Presidente Mattarella nel discorso di fine anno. Nel 2025 la spesa militare dell’Italia aumenterà fino a toccare quota 32 miliardi. Una crescita superiore del 12% rispetto al 2024 e del 60 % in più degli ultimi dieci anni. Nonostante la stragrande maggioranza delle persone (nei sondaggi) sia a favore della Pace, assistiamo ad una escalation della guerra.

Come possiamo contribuire a far sentire la voce di chi è per la pace??
L’unica via per fermare la follia criminale delle guerre ed eliminare il rischio di un conflitto nucleare è unire le forze, assumere le nostre responsabilità civiche e democratiche, schierarsi per la pace, per il diritto internazionale, per la riconversione civile e sostenibile dell’economia, promuovendo la cooperazione e la sovranità dei popoli, eliminando vecchie e nuove forme di colonialismo insieme alla politica dei “due pesi e due misure”, alla sicurezza impostata sulla deterrenza nucleare e sui blocchi militari contrapposti.
Abbiamo il compito di costruire insieme una società globale pacifica, nonviolenta, responsabile, per consegnare alle future generazioni un mondo migliore di quello che abbiamo ricevuto.