La pesca sta vivendo la tempesta perfetta. Anche a Cesenatico. Nessuna onda anomala ma le bordate scagliate con precisione da un fuoco incrociato. Un risiko fatto di crisi internazionale, andamento della pesca e un governo “inefficiente”.
Andando con ordine basta partire da un dato. Quello del carburante. A Cesenatico un anno fa il gasolio per la pesca costava 0,54c al litro. Oggi 1,095, più del doppio e non vi sono le accise. Contando che alcuni peschherecci fanno rifornimento di 5000 litri alla settimana è facile tirare le somme.

Nella foto sopra: Mario Drudi segretario della Coop. Casa del Pescatore
Il momento è critico non solo perché la guerra in Ucraina, in alcuni settori strategici pare andare a braccetto con la speculazione, ma anche perché la pescosità del mare è modesta. “Questa congiuntura sfavorevole – commenta Mario Drudi della Coop. Casa del Pescatore – colpisce duramente le circa trenta attività di Cesenatico impegnate nella pesca a strascico e nella volante (quelle che consumano di più perché si spingono più al largo). E con loro l’indotto fatto di aziende legate al settore, ma anche di famiglie che “campano” con la fatica di chi sta tra le onde”.
“A Cesenatico – aggiunge – il prezzo del carburante è più basso che altrove. Basti pensare a Chioggia dove c’è una marineria molto importante. Lì il prezzo ha superato l’1,25 euro al litro”.

In questo quadro inoltre aleggia la figura di un “joker” che si chiama governo dei migliori. A spiegare il nodo è ancora Mario Drudi.
“Il governo, con il decreto di marzo, aveva fissato due provvedimenti a sostegno delle attività produttive legate a pesca e acquacoltura. Uno era una sorta di ristoro da 20mln di euro da ridistribuire alle singole barche in base alle dimensioni, il secondo è un credito d’imposta del 20% sugli acquisti di carburante sostenuti nel primo trimestre”.
Un tandem che fa ben sperare se non fosse che ancora il Governo non ha disposto l’attuazione del provvedimento lasciando le imprese affamate.
“Con un prezzo altissimo del carburante – spiega Mario Drudi – i provvedimenti assunti non sono ancora operativi. Il governo pare aver scordato il settore della pesca e dell’agricoltura che sono attività primarie. Guardiamo al decreto energia che stanzia miliardi di euro; qui il governo non ha esteso al secondo trimestre quel credito d’imposta sugli acquisti di carburante per la pesca nonostante la situazione carocarburante è la stessa se non peggiore di marzo”.

Ma ne vale la pena? È il triste ritornello che di sicuro agni pescatore si fa tutte le mattine, prima di accendere i motori, quando il sole dorme ancora.